Paolo Cucchetti fisioterapista nazionale italiana sci velocità maschile

Da Santo Stefano Ticino alla Nazionale Italiana di Sci: Paolo, il fisioterapista-osteopata che “insegue l’inverno”

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Alcuni pensano che viaggiare per lavoro significhi essere in vacanza per 365 giorni all’anno ma purtroppo non è così… Lo sa bene Paolo, fisioterapista-osteopata della Nazionale Italiana Velocità Maschile di Sci che viaggia inseguendo l’inverno con i nostri campioni quasi tutto l’anno.

La storia di Paolo, però non è solo la storia del “fisioterapista della nazionale” ma il racconto di un ragazzo che, partito da Santo Stefano Ticino si è costruito il suo futuro professionale con scelte spesso controcorrente.

Lo abbiamo incontrato in uno dei suoi rarissimi momenti di tempo libero. Una bella chiaccherata tra viaggi, Nazionale Italiana di Sci, uno studio professionale, volontariato…

Una storia di sacrificio e soddisfazioni come quelle di tutti i giovani che scelgono di non accontentarsi: ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Paolo! Per prima cosa grazie per averci dedicato parte del poco tempo libero che ti resta per raccontarci la tua storia. Oggi sei il fisioterapista della Nazionale Italiana Sci di velocità ma da dove è iniziato il tuo percorso?

In questo senso mi ritengo una persona fortunata, perché fondamentalmente di “gavetta” non ne ho poi fatta moltissima.

La mia storia professionale inizia nel 2005 con la laurea in Fisioterapia all’Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro di Novara. Ho avuto la fortuna di terminare gli studi in un momento in cui la situazione lavorativa non era rosea ma certamente migliore di quella che può aspettarsi un neolaureato oggi. Già prima di discutere la tesi e sostenere l’Esame Statale di abilitazione alla professione avevo alcune proposte lavorative tra cui scegliere.

Le prime esperienze professionali sono state con delle cooperative, per le quali prestavo servizio di assistenza a domicilio. Subito una decisione controcorrente: non ho cercato uno studio in cui insediarmi ma ho voluto scegliere la strada che mi permettesse il maggiore dinamismo. Tra studi e tesi ero stufo di restare fermo, chiuso in quattro mura.

Ho lavorato per circa un anno e poi, quasi per gioco, per sfida, per mettermi alla prova, per capire quale fosse il mio livello di preparazione ho partecipato a un concorso per accedere all’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano. Quarto posizionato e porte aperte a un’esperienza professionale lunga quasi dieci anni.

Quindi in poco tempo sei riuscito a ottenere il famigerato e agognato “posto fisso” …

Sì, ragionando con la tipica mentalità italiana sì. Avevo fatto un po’ di esperienza ed ero riuscito subito a ottenere un buon posto di lavoro ma, anche se per molti è un punto di arrivo, non era quello che desideravo fino in fondo.

L’esperienza in Ospedale è stata sicuramente formativa da un punto di vista professionale. Mi ha permesso di entrare in contatto con una grande realtà e con grandi professionisti, di iperspecializzarmi in alcuni ambiti e soprattutto mi ha dato l’opportunità di accedere al mondo Accademico. Per cinque anni sono stato professore a contratto presso l’Università Statale di Milano e ho tenuto un mio corso di Riabilitazione dell’Apparato Locomotore.

Oltre a questo sono stato Tutor in Formazione per i ragazzi del secondo anno del corso di Laurea e ho fatto da relatore ad alcuni lavori di tesi: un’esperienza davvero importante per me e di cui vado molto fiero.

… e poi cosa è successo?

Poi in realtà mi sono accorto che mi sentivo “ingabbiato”, l’Ospedale lo definisco una grande gabbia d’oro. Ti consente di avere sempre il “becchime a disposizione” ma non ti permette di “volare”. Non era quello che sentivo dentro. L’impiego pubblico mi poneva dei limiti che faticavo ad accettare.

Ho sempre desiderato avere qualcosa di mio ma sarebbe dovuto essere qualcosa di unico, particolare. Non il classico “studio di Paese”, miravo a qualcosa di peculiare.

L’occasione giusta mi si è presentata mentre frequentavo il corso di Osteopatia. Qui ho conosciuto i ragazzi di Filosofit che a Vittuone avevano creato un centro dove allenare le persone basandosi sulle esigenze del singolo, in una logica uno a uno.

La proposta di collaborare con loro è stata da subito allettante: condividevo la loro filosofia e avrei potuto avere uno spazio tutto mio…

Morale della favola, altra scelta controcorrente: mentre tanti desiderano entrare a lavorare in un ospedale, io ho scelto di licenziarmi e unirmi ai ragazzi di Filosofit.

Una scelta coraggiosa e un cambiamento radicale. Immagino non sia stato facile prendere questa decisione…

Hai ragione, avere qualcosa di mio era una cosa che desideravo da tempo ma sull’altro piatto della bilancia c’era pur sempre un posto di lavoro (e uno stipendio) “garantito”.

Purtroppo ho dovuto scegliere, le regole dell’impiego pubblico sono molto rigide, diventa davvero difficile riuscire a costruire qualcosa per te stesso.

Ho scelto di rischiare perché credo nella mia preparazione, nell’esperienza, nei miei studi e ho bisogno di dinamismo: il pubblico impiego non faceva per me.

Avevo bisogno di nuovi stimoli e nuove opportunità.

L’approdo alla Nazionale Italiana di Sci Maschile di velocità come è arrivato invece?

Sempre mentre frequentavo la scuola di Osteopatia c’era l’opportunità per gli studenti dell’ultimo anno di seguire come volontari alcune uscite delle squadre giovanili delle Nazionali italiane di sci.

Ho colto l’occasione di fare un’esperienza nuova e ho prestato servizio in pista anche durante i mondiali juniores in Norvegia.

La sorte ha voluto che si liberasse un posto di fisioterapista nella Nazionale maggiore e tanti addetti che mi avevano conosciuto in quell’esperienza hanno suggerito il mio nome.

Così, solo dopo qualche mese dall’apertura del mio studio, avevo l’opportunità di diventare il fisioterapista della Nazionale Maschile di Velocità, la squadra forse più importante nell’intero panorama della FISI (Federazione Italiana Sport Invernali), se non altro sicuramente la più conosciuta.

Un’occasione da non perdere ma c’era uno studio appena avviato…

Vero ma qui la mia esperienza di professore mi ha aiutato.

Nel corso dei miei anni di insegnamento ho avuto modo di formare e conoscere diversi ragazzi che condividevano la mia linea di pensiero. Alcuni di questi sono proprio cresciuti insieme a me e alle mie idee quindi mi sono trovato a cadere in piedi.

A uno di loro, Federico, ho affidato le chiavi del mio studio e ancora oggi, dopo quattro anni, mi aiuta a gestire il tutto con estrema professionalità mentre io posso “dormire sonni tranquilli” in giro per il Mondo… Federico gestisce egregiamente lo studio, ci tengo a sottolinearlo.

Oggi sei il fisioterapista ufficiale della Nazionale Italia di Sci di Velocità e di fatto sei chiamato a “vivere” con gli atleti, il che implica continui viaggi e spostamenti… come si articola la stagione sportiva?

La mia stagione con la Nazionale inizia a settembre e termina a marzo anche se in realtà tra preparazione estiva, richiami primaverili e riunioni di staff non ci si ferma mai. Ci si muove inseguendo l’inverno.

Si parte a Luglio con ritiri atletici “a secco”, (quest’anno siamo stati più volte in ritiro al Centro di Preparazione Olimpica di Formia) mentre ad Agosto si inizia a sentire la neve sotto gli sci su ghiacciai vicini, a Settembre si parte con la preparazione tecnica che solitamente si svolge in Sud America.

Noi solitamente iniziamo la stagione in Cile, sulle Ande, dove le piste sono più favorevoli alla velocità.

A Ottobre, invece, continuiamo il ritiro sui ghiacciai alpini di, Austria, Italia o Svizzera, prima di partire per il Nord America dove si svolge l’ultima fase di preparazione prima delle Gare Americane e Canadesi di fine Novembre.

Dicembre è il mese delle tappe italiane, mentre a gennaio si passa per Svizzera, Austria e Germania.

Questa stagione sarà ancora più particolare, perché a Febbraio ci aspettano le Olimpiadi invernali a  Pyeongchang, nellaCorea del Sud. Un’esperienza che non vedo l’ora di vivere…

Le singole giornate con la Nazionale, invece, come trascorrono?

Ci si alza la mattina presto, quando ancora fuori è buio e sembra notte, per andare in pista con le condizioni di neve migliori. Gli atleti si allenano mentre tutto lo staff è di supporto.

Il mio lavoro vero e proprio inizia al rientro in albergo dove, nel pomeriggio, assisto i ragazzi in base a quelle che sono le loro esigenze.

Si tratta per lo più di terapie manuali (osteopatia), ma non solo.

Uno dopo l’altro assisto gli atleti fino solitamente all’ora di cena, si mangia insieme e via in camera per riposarsi prima di una nuova giornata…

A me che vivrei al mare 365 giorni l’anno viene freddo solo a pensarci…

Il freddo è un grande nemico ma nel tempo ho imparato tanti accorgimenti e trucchi utili che non posso svelarti 😉

Ti assicuro però che puoi testare tutti i rimedi possibili, da quelli della nonna a quelli ipertecnologici ma arriverà sempre il momento in cui il freddo ti “entra nella ossa”.

Immagini quindi che di tempo per vedere cosa succede fuori o visitare qualche città ce ne sia ben poco?

Immagini bene… Si parla di circo bianco perché è una vera e propria macchina a spostarsi di settimana in settimana. Atleti, allenatori, medici, fisioterapisti, team manager, addetti stampa: moltiplica queste figure per ogni nazione e per ogni squadra e puoi immaginarti cosa questo voglia dire.

Ogni tanto riesco a concedermi qualche piccolo momento di relax, sono anche riuscito a vedere una partita di NBA lo scorso anno ma è stato un caso più unico che raro

Sembra un’esperienza totalizzante ma parli spesso in prima persona plurale: è come se gareggiarsi anche tu…

Sì, siamo squadra in tutto, dalla prima all’ultima persona che segue gli atleti. Quella della Nazionale è un’esperienza unica, totalizzante, come hai detto tu, ma per me che sono anche abbastanza patriottico si tratta di qualcosa di veramente entusiasmante.

Rappresentare la propria Nazione, cantare l’inno sotto il podio con il tricolore… sono tutte cose che ti ripagano di tanti sacrifici e mi rendono orgoglioso del mio percorso…

All’inizio non è stato facile, stiamo parlando di ragazzi che vivono per il loro sport e giustamente pretendono il massimo da te. Solo se tutti diamo il massimo possiamo ottenere i risultati. Quando si parla di sportivi ad alto livello tutto deve essere perfetto e curato in ogni minimo particolare…

Immagino che sarà dura spiegare agli amici che tu “lavori” quando sei in viaggio

Hai indovinato… Le cose che mi dicono più spesso son “beato te che sei in giro tutto l’anno” e “non hai bisogno di qualcuno che ti porta le borse?”

Loro vedono su Facebook le foto di Paesaggi sparsi per il Mondo e pensano subito al concetto di vacanza: il momento di scattare quella foto è infinitesimale rispetto a tutto il tempo dedicato al lavoro.

Fidati… le vacanze sono tutta un’altra cosa!

In tutto questo, ti rimane del tempo libero?

Bella domanda… in realtà ho difficoltà anche solo a organizzare le vacanze!

Sicuramente vivo una vita impegnativa, tra viaggi e lavoro in pista, spesso transito per casa magari anche solo per 24 ore. E in queste poche ore devo gestire casa, affetti e, se riesco, ritagliare del tempo per me.

Non è facile ma penso che sia la situazione di tante persone e tanti giovani che oggi cercano di fare qualcosa per se stessi e di innovativo.

Quello che mi spiace è aver abbandonato l’impegno universitario e avere poco tempo per seguire l’attività di Manima, l’associazione di volontariato in cui sono inserito.

Quindi tra Nazionale di sci, studio, casa e famiglia, in tutto questo riesci a trovare il tempo per il volontariato?

Sì, Manima è una realtà a cui tengo particolarmente.

paolo cucchetti, fisioterapista-osteopata manima onlus

Durante la scuola di osteopatia ho avuto l’opportunità di seguire un progetto all’Ospedale Filippo Del Ponte di Varese atto a valutare l’efficacia dell’osteopatia per malati neonati gravi pre-termine. Un’esperienza formativa importante, anche e soprattutto a livello personale e umano. Passare da atleti super professionisti a bambini nati pre-termine non è facile ma è sicuramente qualcosa che ti segna e ti spinge a dare di più.

Manima è la Onlus nata con l’obiettivo di migliorare e favorire la salute delle persone, con un’attenzione particolare ai bimbi più piccoli. Siamo sostenuti da tanti personaggi famosi, come Giovanni Storti, di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Aver sottratto del tempo a questa realtà mi dispiace molto ma appena posso cerco di dare il mio contributo, Stare aggiornati per poter dare una mano a chi ne ha bisogno è fondamentale.

A volte nel mio studio, dove ricevo molti bambini, presto assistenza gratuita per conto di Maninma per quelle condizioni cliniche particolare: metto a disposizione le mie competenze per chi ne ha veramente bisogno.

Studio, Nazionale, volontariato, hai una vita super impegnata, dove pensi ti porterà il futuro?

Penso di non essere l’unica persona a fare questa vita. Vero è che sacrifichi tanto ma dall’altra parte ottieni anche tanto, sia a livello di esperienza professionale che umana.

Mi considero una persona fortunata, faccio un lavoro che mi piace, è quello per cui ho studiato, rappresento anche nel mio piccolo la mia Nazione e ho qualcosa di mio: non posso lamentarmi, ho sempre fatto scelte controcorrente ma sono state le mie scelte.

Per il futuro non saprei che dirti. Da poco ho iniziato una piccola collaborazione anche con uno studio a Milano, in zona Bicocca, di nome Dinamica, per poter far fronte alle esigenze di nuovi clienti… Non bisogna mai fermarsi se si vuole fare qualcosa di proprio.

Guarda, l’unica cosa certa è che mi piacerebbe ritagliare un pochino di tempo in più per gli affetti e le persone care…

… come darti torto.

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