Maurizio, l’archeologo che indaga sul passato

Fare l’archeologo è una scelta ben precisa: Maurizio ci racconta la sua storia e il suo impegno a riportare in vita alcuni pezzi della nostra storia.

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Miguel de Cervantes, autore del romanzo Don Chisciotte della Mancia, afferma che “La storia è madre della verità, emula del tempo, depositaria delle azioni, testimone del passato, esempio e annuncio del presente, avvertimento per il futuro“. Per questo conoscere la storia è fondamentale e cosa c’è di meglio di poter “toccare con mano” il passato per conoscerlo meglio?

In nostro soccorso arriva Maurizio, giovane di Marcallo con Casone, che ha scelto di dedicare la sua vita professionale a riportare in vita oggetti (e non solo) del passato…

Ciao Maurizio, come stai? Ti rubiamo un po’ di tempo tra i reperti storici… Ci racconti un po’ del tuo lavoro?

Ciao Simone, sono un archeologo.

Mi occupo di indagare il passato, nelle diverse forme in cui ha lasciato traccia, principalmente a livello materiale: resti di complessi architettonici, singoli manufatti, insomma quelle che, tecnicamente, vengono definite appunto “fonti materiali”.

Esse però da sole risultano necessariamente incomplete: per indagare a fondo queste tracce è infatti imprescindibile legarle allo studio del territorio e del contesto paesaggistico in cui sono state rinvenute e legarle alle informazioni che si possono trarre da fonti storiche ed epigrafiche.

L’archeologo cerca insomma di raccogliere le tracce di qualcosa che non c’è più, ricomporle e, possibilmente, trasformarle in patrimonio di conoscenza per tutti.

Di cosa ti stai occupando oggi?

Sono impegnato in progetto di dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi della Basilicata: la mia indagine è incentrata sull’età romana imperiale, in particolare sulla presenza, commercio, trasporto di marmi provenienti da Grecia, Asia e Africa verso alcune colonie romane fondate in territorio di “montagna”: “Augusta Praetoria” (odierna Aosta), Grumentum (oggi Grumento Nova), Venusia (oggi Venosa).

Cosa ti ha spinto a questa scelta?

La passione per la storia e per il passato dell’Uomo nasce da molto lontano, dalle scuole elementari.

Ho sempre trovato affascinante immaginare di occuparmi di qualcosa che è solo apparentemente scomparso, magari da millenni, e dare il mio contributo per poterlo riportare in vita.

E, col passare degli anni, la passione, una base certo ma che da solo non basta, si è trasformata in preparazione professionale.

Qual è stato il tuo percorso accademico e professionale?

Ho conseguito la laurea triennale in Studio e gestione dei Beni culturali all’Università degli Studi del Piemonte Orientale, sede di Vercelli, quindi la laurea magistrale in Archeologia all’Università degli Studi di Milano e, come detto, ora sono a Potenza, dopo aver passato il concorso per un dottorato con borsa di studio presso la locale Università.

Esperienze all’estero?

Attualmente sto svolgendo un quadrimestre di studio e ricerca, in convenzione con il corso di dottorato al quale sono iscritto, ad Atene, presso la Scuola Archeologica Italiana, con lo scopo di approfondire alcune tematiche legate all’estrazione e all’impiego dei marmi greci in età romana.

Hai avuto un ruolo importante anche a livello “istituzionale” per la diffusione della cultura nel nostro Paese trai i giovani. Puoi raccontarci la tua esperienza?

Ho lavorato per quasi dieci anni presso il Museo Camillo Leone a Vercelli, proponendo, insieme ad un gruppo di colleghe e colleghi, attività didattiche inerenti l’archeologia e la storia antica, destinate ad un pubblico scolastico ed adulto.

Tre anni fa ho conseguito, insieme le mie due colleghe Giordana Amabili e Lorenza Rizzo, una borsa di studio della Regione Autonoma Valle d’Aosta per la valorizzazione di un sito archeologico di Aosta, tanto importante e ben conservato quanto poco conosciuto dal grande pubblico: le cosiddette Terme del Foro.

Il nostro progetto, risultato vincitore della borsa, ha previsto la messa a sistema del potenziale informativo prodotto dalle campagne di scavo presso le Terme, col tentativo di inserire i dati raccolti in una piattaforma digitale, realizzata e presentata solo sottoforma di prototipo, potenzialmente fruibile dallo specialista così come dal turista.

Hai qualche aneddoto, curiosità che ti piacerebbe raccontare?

Per fortuna il lavoro che faccio è un generatore continuo di nuove occasioni, collaborazioni e cornici in cui operare… mi piace pensare che ogni giorno passato a svolgere questo lavoro sia portatore di qualcosa che ricorderò.

Ultima domanda… progetti per il futuro?

Concludere il mio progetto di ricerca per iniziarne, se possibile, subito uno nuovo e fare più esperienze possibili all’estero, garanzia di crescita umana e professionale, oltre che metro insostituibile per confrontarsi con i propri limiti e per cercare sempre di superarli.

Con l’auspicio di poter contribuire a realizzare magari una realtà nuova che, in Italia, si occupi di ricerca e, insieme, di valorizzazione del Patrimonio culturale.

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