Un fisioterapista di Casorezzo in America: Federico si racconta

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California uguale sole, mare, surf, O.C.: questa l’equazione. Quando sento parlare di California infatti la mia immaginazione è puramente stereotipica: belle spiagge, costume e infradito, onde giganti…

Per questo motivo ero davvero curioso di parlare con Federico, ragazzo di Casorezzo trasferitosi a San Diego (ok, lo ammetto prima ho dovuto cercare su Google se San Diego fosse effettivamente in California. Dai avete pensato anche voi subito a Los Angeles: è la prima città che si associa!). Volevo cercare davvero di capire se quello che ci arriva è lo specchio della realtà o una comune pratica nazional popolare di esaltare il mito americano.

Nonostante il fuso orario giocasse un po’ a sfavore siamo riusciti a fare una bella chiaccherata: abbiamo parlato di college e di università, di come come ha dovuto diventare fisioterapista (di nuovo) in America, del sogno americano, di come si viva affacciati sull’Oceano.

Ecco un riassunto di un’intensa ora di Skype Call: buona lettura!

Ciao Federico! Grazie per accettato di raccontarci la tua esperienza.

Con te prendiamo un aereo direzione USA, San Diego, in California. Come ci sei arrivato?

Ciao Simone! Guarda è una lunga storia… provo a riassumertela.

Sono arrivato a San Diego nel 2013 con un ESTA di tre mesi e la vita qui subito mi è piaciuta.

Dopo questi primi mesi ho avuto però qualche problema con la richiesta del visto. Sai, se te lo negano una volta tutti gli avvocati ti consigliano di non insistere troppo… Al terzo rifiuto del rinnovo puoi abbandonare ogni speranza quindi per non rischiare ho lasciato San Diego e sono partito per la Scozia…

Sono rimasto per quasi un anno fino a quando è arrivata la tanto attesa buona notizia: visto USA rinnovato!

Ho mollato tutto, sono tornato a San Diego, ed eccomi ancora qui!

Ah, molto bene… proviamo a fare ordine insieme allora 😄  

Partiamo dall’inizio, dalle origini, da Casorezzo e dal primo passo: come mai hai scelto di lasciare l’Italia?

La mia è stata una scelta del tutto volontaria, la classica scelta di vita.

Sono un fisioterapista, avevo un buon lavoro in Italia, non mi mancava nulla, o meglio, pensavo non mi mancasse nulla, ma sentivo comunque che l’Italia mi stava stretta, sentivo che nella mia vita mancava un’esperienza, qualcosa che mi facesse stare veramente bene.

Ho sempre nutrito il desiderio di trasferirmi in America, mi ha sempre affascinato questa destinazione.

Per questo motivo ho iniziato con piccoli viaggi e brevi periodi di permanenza in California. Ho capito fin da subito che il mio futuro mi doveva condurre lì!

Quindi ho deciso di partire, di appropriarmi del mio destino e di non lasciare che il tempo mi scorresse intorno.

Immagino che tra le aspettative e vita reale l’impatto non sia stato di quelli facili…

Sì, immagini bene, soprattutto all’inizio perché la laurea in Fisioterapia conseguita in Italia qui non mi permetteva di esercitare la mia professione.

Per poter esercitare una professione equipollente a quella che esercitavo in Italia ho dovuto studiare di nuovo molto. Qui a San Diego la mia preparazione è stata esaminata in termini di “Educazione Generale” ed “Educazione professionale”.

La somma della mia preparazione e dei miei studi italiani erano considerati inferiori al minimo necessario e quindi mi sono ritrovato a frequentare college e università per raccimolare i crediti mancanti. E non è stato facile…

Suppongo che in tutto questo dovevi anche lavorare… classico stereotipo del cameriere italiano?

Eh no… Ti dico anche purtroppo: con le mance me la sarei cavata molto meglio 😓

Mi era permesso di lavorare solo all’interno del college ma fortunatamente ho trovato un posto alla clinica interna e in qualche modo ho potuto garantirmi una entrata stabile e lavorare in un settore affine a quella che era la mia professione.

In qualche modo ma te la sei cavata insomma! Quale è stata la difficoltà più grande?

All’inizio il fatto di dover fare tutto insieme: studiare e lavorare senza ancora conoscere benissimo la lingua.

Il prezzo degli affitti è molto alto e quindi ho dovuto tirare parecchio la cinghia.

Mi è dispiaciuto tantissimo a volte dover rinunciare ad alcune esperienze nei primi mesi ma sto cercando di recuperare. San Diego e i dintorni hanno tanto da offrire.

San Diego, appunto. Ho guardato la mappa: vista Oceano Pacifico…

Hai detto bene… San Diego è una città fantastica. Fondamentalmente vivo in un posto dove la gente viene in vacanza quindi qui si respira un’atmosfera davvero unica.

Il clima è eccezionale per me: per 350 giorni all’anno abbiamo il sole e io mi sono preso anche una tavola da surf!

Non mancano le contraddizioni, questo bisogna ammetterlo, pur essendo comunque una città “ricca” rispetto la media americana.

Spesso vedo ragazzi che davvero hanno pochissimo da fare e stanno in spiaggia la maggior parte del tempo… beati loro!

Hai parlato anche di un intermezzo in Scozia… cosa puoi raccontarci di questa esperienza?

Beh… anche la Scozia è stata una bella esperienza.

Sono stato a Edimburgo, non un periodo lunghissimo ma sufficiente per apprezzarne molti aspetti e per restare ancora in contatto con qualche amico.

Tieni presente che a Edimburgo molti edifici hanno minimo 200 anni di vita: dovunque ti giri c’è storia!

Lì sì, ho iniziato con il classico lavoro in un negozio e con qualche visita a domicilio da fisioterapista ma per fortuna è arrivata la chiamata per l’America: la mia testa era comunque a San Diego.

Anche in Scozia però le opportunità non mancano (nonostante il clima) ma devi darti da fare, questo è sicuro.

Torniamoci allora, quali sono le differenze più significative con l’Italia?

Ti direi sicuramente lo stile di vita. Qui lo scorrere del tempo sembra davvero avere qualcosa di diverso. Le persone sono molto più rilassate, vivono più serenamente e con meno stress.

Poi c’è il discorso economico. Gli stipendi sono più alti e hai più prospettive per il futuro.

Il costo della vita in termini di affitti è alto ma le restanti spese non sono più alte che in Italia. Vivere da “americano” andando a mangiare fuori 1-2 volte al giorno può essere caro ovviamente, ma mantenendo uno stile di vita più “italiano” si riesce a mettere da parte molto, al punto di poter comprare un appartamento/casa in metà del tempo rispetto all’Italia.

Diciamo che rispetto all’Italia riesci a garantirti una condizione economica stabile che ti permette di vivere veramente, senza eccessi ma senza nemmeno dover rinunciare a qualche piacere.

Prima c’è da soffrire ma questo qui come in Italia. La differenza la fanno le prospettive: per quello che ho visto in America, qui puoi sempre fare carriera se lo vuoi. Nessuno ti regala niente ma le possibilità ci sono tutte: puoi davvero costruire la tua indipendenza in meno tempo rispetto a quanto ci metteresti dalle nostre parti.

Però c’è un mito da sfatare: anche qui la burocrazia ha i suoi tempi!!!

Prospettive e sofferenza iniziale sono tratti che ho ritrovato nelle storie di molti ragazzi che ho conosciuto in questi mesi… In un’intervista precedente, con Daniele che vive a Charlotte, abbiamo discusso del “sogno americano”. Tu cosa puoi dirmi da questo punto di vista?

Guarda, come ti ho detto, la California è una zona ricca rispetto allo standard USA ma una cosa posso raccontartela.

Qui tutti puntano a essere i migliori: partecipo a un gruppo di workout (allenamento, corsa) e molte persone vogliono sempre arrivare prime. Non c’è competizione e non sono le Olimpiadi ma ognuno mette sempre il 110% in ogni cosa che fa.

La mentalità di dover e poter essere i migliori, questo sì, si sente molto.

A volte è un po’ limitativo perché finisci per non goderti quello che stai vivendo ma dall’altra parte è stimolante perché ti spinge a dare sempre di più.

Progetti per il futuro?

Guarda, a Ottobre darò l’esame finale per poter finalmente prendere l’abilitazione americana come fisioterapista.

Una volta superato questo scoglio mi aspetta un nuovo lavoro e una nuova esperienza in Indiana, in un piccolo ospedale di un paesino di 3.000 abitanti: sarà un po’ come tornare a Casorezzo!

Davvero, non sto scherzando. Il clima sarà molto simile all’Italia, vivrò in una città assimilabile alla nostra Legnano, e tra una città e l’altra distese interminabili di campi… cosa ti ricorda?

Per me sarà un po’ come tornare a casa!

Quindi abbandoni la tua cara San Diego…

Sì ma sarà solo per poco tempo.

Qui in America i regolamenti per l’abilitazione e l’esercizio della mia professione cambiano di Stato in Stato e in Indiana potrò fare un’esperienza che mi permetterà di tornare in California e poter finalmente essere fisioterapista al 100%.

Non preoccuparti qui ci torno!

Poi l’obiettivo è quello di riuscire a ottenere finalmente la Green Card e chissà mai potermi prendere una casetta tutta per me!

Un’ultima domanda. Vedo la passione con cui racconti la tua esperienza e si vede la convinzione di aver trovato finalmente la “strada giusta” per la tua vita. Qualche consiglio che ti senti di dare ai giovani qui da noi?

Il mio consiglio è partire! Non “l’anno prossimo”, o “quando il lavoro me lo permette”.

Non importa che sia un mese, sei mesi, un anno o a titolo definitivo ma un’esperienza all’estero penso debba esserci nella vita di tutti: cambia completamente l’approccio alla vita ed espande gli orizzonti.

Cercate di partire quando siete giovani. Io mi sono mosso a 31 anni ed è stata dura: il rischio è di abituarsi all’Italia e di farsi andare bene le cose così come sono. Si diventa pigri con il passare del tempo.

Il secondo consiglio è di non fare la vita degli italiani o di portare l’Italia all’estero.

Nei miei primi tempi a San Diego frequentavo solo ragazzi italiani ma presto ho capito che così facendo avrei perso molto: mancava qualcosa alla mia esperienza. Al ritorno in America dalla Scozia mi sono ripromesso di aprire il cerchio delle amicizie solo alle persone del posto o altri ragazzi stranieri.

La scelta migliore! L’Italia sarà sempre con voi quando parlate con la famiglia e gli amici a casa.

Solo stando a stretto contatto con gli americani ho potuto vivere davvero la mia esperienza all’estero.

Aprirsi alle diversità, alla cultura e al modo di vivere locale è fondamentale per trasformare il vostro stare lontano da casa in un’esperienza totalizzante e formativa.

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